Ceramica - Arredobagno - Indirizzi aziende Cina, India e Russia
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Ceramica - Arredobagno - Indirizzi aziende Cina, India e Russia
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Il mercato della ceramica in Cina.
La Cina, pur nella
difficoltà di stimare il dato puntuale, rappresenta per le piastrelle di ceramica
sia il più grande mercato al mondo che il maggior paese produttore. Un grande
mercato, che le stime più attendibili pongono sui 2,5 miliardi di metri quadrati,
nel quale – considerando il profilo dell’industria delle costruzioni ed i modelli
di acquisto dei consumatori più ricchi – esite già oggi un segmento “aggredibile” da
parte delle produzioni italiane nell’ordine dei 20 / 30 milioni di metri quadrati,
completamente concentrati sulle nuove costruzioni di pregio poste nelle grandi
aree metropolitane.
Un volume di domanda che, pur stretto dalle misure amministrative
volte a ridurre la speculazione immobiliare e l’erogazione "facile" dei
mutui
ipotecari, è destinato ad aumentare in modo significativo anche attraverso lo
sviluppo delle città ‘di seconda fascia’, quelle circa 100 realtà che già adesso
hanno più di un milione di abitanti e che presentano settori economici in forte
espansione.
Nonostante l’impetuosa crescita della domanda di piastrelle, il flusso delle importazioni – direttamente
in Cina o tramite il "gate" di Hong Kong – risulta
tuttora particolarmente limitato, nonostante l’ingresso della Cina nel WTO stia
progressivamente riducendo vincoli e barriere.
Le principali ragioni di questa
situazione sono da ricercarsi nella particolare natura della struttura distributiva,
la cui forza si concentra nella figura del grossista che preferisce avere relazioni
con produttori cinesi e che è in grado di sfruttare l’eccesso di offerta delle
industrie ceramiche locali, gestendo al meglio il magazzino del prodotto finito
realizzando uno stringente controllo sui diversi canali distributivi al dettaglio.
Esiste, nel rapporto impresa – distribuzione, una chiara suddivisione dei ruoli
e delle mission aziendali: al produttore il compito di minimizzare i costi, ricorrendo
in molti casi anche a forme e comportamenti considerati socialmente inaccettabili
da parte dei paesi evoluti; al distributore quello di presidiare i consumi nel
modo più stringente possibile. Cosa si nasconde dietro ai 2,5 miliardi di metri
quadrati di produzione ceramica cinese è uno dei principali risultati della ricerca.
Una prima considerazione è che il 60% del totale è di fascia bassa, principalmente
monocottura destinata all’esclusivo mercato interno.
La fascia media del mercato,
pari al 30, punta su caratteristiche tecniche più elevate, ma ha evidenze estetiche
del prodotto ben lontane dagli standard appetibili per un pubblico internazionale.
Solo il restante 10 per cento, pari a circa 250 milioni di metri quadrati – con
una
rilevate
quota di gres porcellanato levigato in grandi formati –, incontra i gusti dei
consumatori più sofisticati, in Cina come all’estero.
Questa suddivisione è importante per comprendere come, anche per i prodotti cinesi,
esistano fasce di prezzo a cui afferiscono prodotti con caratteristiche fra loro
molto diverse.
Lo studio, comparando le principali voci di costo industriale
italiano con quelle cinese, evidenzia come dietro ai minori costi si celino non
solo i ben noti e bassissimi livelli retributivi ed energetici, ma anche una
sostanziale difficoltà ad ottenere costanza nella produzione e grande varietà di
soluzioni estetiche. Viceversa, chi tra i produttori cinesi percorre standard
internazionali di prodotto vede lievitare su livelli più elevati i propri costi
di produzione. Anche la produzione cinese, come quella di molti paesi produttori
di piastrelle di ceramica, si concentra in distretti: quello più importante,
Foshan, rappresenta tra il 50 ed il 60 per cento del totale nazionale, seguito
dal
comprensorio
di Zibo con poco più del 20% e dagli insediamenti nello Yangtze River Delta,
nel Fujian, Sichuan e Chongqing. Aree che presentano disponibilità di materie
prime, di energia e di sviluppo molto diverso, a cui parimenti fanno riscontro
livelli nel costo di produzione finale e in termini di qualità dei prodotti assai
differenziati.
Circa un decimo della produzione cinese è destinata ai mercati internazionali,
un valore che cresce in modo significativo a partire dal 2001. Dei 250 milioni
di metri quadrati esportati nel 2004, i 2/3 erano monocottura mentre la restante
parte è gres porcellanato. Da segnalare il fatto che fino al 2004 i prezzi
alle
esportazioni erano calanti, mentre nel corso degli ultimi mesi si assiste
ad
una progressiva lievitazione dei prezzi medi unitari – che permangono pur sempre
su livelli nettamente inferiori rispetto a quelli dei produttori localizzati
nei paesi sviluppati. Asia, Medio Oriente ed Africa – rispettivamente con il
58 per cento, il 22 per cento e l’8 per cento dei volumi – sono le principali
e
per
certi
aspetti ‘naturali’ aree
di esportazione della piastrella cinese, anche se non mancano incursioni in tutti
gli altri continenti, Stati Uniti compresi.
La ricerca, commissionata da Assopiastrelle
ad Osservatorio Asia, dopo un approfondimento delle modalità di contrasto alle
pratiche di dumping e delle loro efficacie relative, si conclude con una disamina
delle possibili strategia di approccio delle imprese ceramiche italiane al mercato
cinese, tra le quali anche la decisione di produrre il loco, declinata secondo
le quattro distinte modalità possibili: investimento green field a totale capitale
straniero; green field in joint venture; acquisto di una impresa produttiva locale
o ricorso a contratti di outsourcing con produttori locali.